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mercoledì 16 novembre 2011

Lettera di un poeta immaginario

Ricordi com’era bello quando la vita riempiva l’oceano? Ricordi le spiagge deserte alle prime luci del mattino? La meravigliosa sensazione di essere cresciuti e credere che tutto ciò che abbiamo desiderato da bambini era finalmente stato ottenuto; ora cosa altro può essere desiderato? Con il tempo ho scoperto che era la speranza di tutto ciò che avrei voluto essere che mi faceva sperare cose impossibili. Oggi il sole splende freddo sul cielo grigio e tu non sei più qui con me. Un sonno definitivo, neanche una parola dalla mia bocca tagliente alle tue orecchie. Ogni notte ricordo le parole che mi dicesti quel giorno che hai deciso di prendere una strada diversa dalla mia: ”Questo sentiero sembra buio ma immagino sia il più breve”, forse è colpa mia se adesso sono qui a chiedermi dove sei, quando avrei potuto sporgere la mano e invitarti a riflettere su ciò che stessi per fare. Prova a guardare attraverso i riflessi del tempo e trovare la tua armonia, dimmi tutto quello che hai visto, tutto ciò che ti ha fatto stare male quando eri lontano da casa e non pensavi alle lacrime di tua madre. Se potessi verrei a insegnarti la via per l’azzurro, così che tu possa ritrovare la serenità degli anni che hai smarrito nel deserto. Inizia a nevicare, la città arrugginisce e i fiumi si bloccano, sono questi gli attimi in cui la riflessione prende il sopravvento sull’istinto e la vita si arresta insieme ai battiti del mio cuore. Quando l’abitudine lacera le cicatrici dell’anima e le speranze sono poche le emozioni non cresceranno più. Mi stringi nei ricordi dei sorrisi uccisi, riesco a sentire il tuo respiro sul mio orecchio. Pezzo per pezzo, crolla l’idea di me che c’è nella tua testa, una casa così bella, un giardino così verde. E’ strano pensare improvvisamente che ogni sofferenza che accusiamo è il riflesso di una sofferenza che abbiamo causato nel cuore di una persona che in questo momento forse ci sta pensando. Non mi mancano le cose che non ho mai avuto e non mi illuminano le stelle che non ho mai visto, ma so che manchi tu, perché tu sei stato e continuerai a essere l’orizzonte che ammiro ogni alba dalla riva di questo oceano immenso. Ora provo a stringere tra le mani il tempo che accelera inesorabile e ti spinge con la corrente al di là mare, l’aria è più nebbia che altro e pesa più della paura. Ho seminato delle stelle lungo il viale che conduce dall’uscita degli incubi fino a casa, così quando una notte vorrai tornare avrai la strada illuminata dal calore delle stelle. Ho riempito d’oro il mattino, così avrai la mia luce lungo il cammino.

mercoledì 5 ottobre 2011

Protège Moi ( C'est la vie pas le paradis)

Ho avuto dei sogni, ma mi è stata negata la ragione di sognarli. Credo ci sia tra me e la realtà una nebbia fitta che mi impedisce di scorgere la fragilità della vita: grandi dubbi navigano nell’oceano del mio essere. E se la neve seppellirà i fiori del mio male, ti prego aspetta il primo giorno di sole per poterli riprendere, e se il cuore piange allora scava un tunnel dal tuo cuore al mio, sì un tunnel dalla tua porta alla mia, così che la luce rischiari il buio degli anni passati. Ho inciso il tuo nome sulle pareti della stanza, l’amore è fatto per essere aspettato e io ho finalmente trovato una fine a questa attesa infinita: credo porti il tuo nome. Ora che condividiamo la notte il vento non soffierà più via le nostre speranze, possiamo raggiungere il mare e aspettare che il sole allontani le ombre che ci circondano. Conosci una parola che mostri ciò che le parole possono fare? Non ho mai scritto una lettera, non ho mai preso nota dei sentimenti, li ho lasciati smarrire fra le incertezze dei bisogni e gli sprechi del mio tempo. Un giorno di maggio, dopo aver chiuso la porta del passato alle mie spalle mi incamminai per i deserti dell’anima, un vento tempestoso soffiava con rancore i residui dei miei errori, piccoli granelli di malinconia graffiavano vistosamente la pelle nuda. Dal nulla, come un miraggio mi apparve una piccola casa costruita sulle speranze. Piccole e fragili speranze con l’obbligo di proteggere i sogni dalle tempeste abituali dell’animo. Una dolce voce melodica soffiata con estrema e paradossale delicatezza dal vento rabbioso del posto mi disse: ”Perché non entri? Il tuo cuore sembra fradicio di lacrime”. Sapevo che se la paura mi avesse sorpreso accettare l’invito, non mi avrebbe mai e poi mai permesso di rifugiarmi fra le mura di uno sconosciuto. Colto dall’incertezza dei miei desideri, iniziai a cercare di scorgere le sembianze di chi mi aveva invitato a gettarmi nell’ombra. Quante volte siamo stati spettatori impotenti di sogni infranti e di speranze svanite all’improvviso fra il nulla e l’addio? Se mi avessero restituito le chiavi del mio cuore, non avrei faticato così tanto a cercarla dentro me stesso una risposta. Nell’attimo in cui la sfiducia sembrava potesse nuovamente spingermi via lontano da casa, sei arrivata tu. Come quiete dopo tempesta, come luce che ridona speranza, ti ho trovata in una notte di fuoco e rumore davanti il giardino della piccola casetta. Mi hai preso per mano e mi hai detto: ”Vorrei essere il verbo”Credere”e non deluderti mai”. Sopraffatto dal desiderio di un’opportunità d’amore ho risposto alla mia anima: ”Cos’è che non farei? Nel fuoco e nelle fiamme costruirò un nuovo mondo intorno a lei”. Ora prego fra la gola e il cuore che sia l’ultima tappa del mio lungo pellegrinaggio.  La spiaggia è deserta, l’ultimo frammento dei nostri brutti ricordi è stato spazzato via dalla marea. Lasciate le stelle accese stanotte; ci serviranno per illuminare il sentiero del ritorno alla vita. C’è qualcosa di sbagliato nel cuore degli uomini, afferrami stretto e portami via attraverso il tunnel che hai costruito tra le pareti del mio cuore e le finestre della tua nuova abitazione. Non ho paura della strada, bisogna apprezzare il lato oscuro delle nostre emozioni e tutto andrà bene.

lunedì 5 settembre 2011

Lezione di poesia (il dolore del poeta)

In un sogno ho imparato ad amare, mi hai detto che non saremmo mai sopravvissuti. Sembravi sempre così sicura, che un giorno ci saremmo incontrati sulla stessa spiaggia. La tua parte di mare contro la mia, ti vidi dalla parte opposta ma non appena le prime onde iniziarono a infrangersi lungo la riva ci eravamo già dimenticati.  Dove abbiamo smarrito i nostri ricordi? È come se parlassimo in lingue diverse, ora non riesco a capire una parola. Qualche volta fatico a credere che le mie parole erano dentro i tuoi pensieri, forse si sono smarrite lungo la strada che ci conduceva da casa sino al mare. Tutti i bambini hanno sempre saputo che l’amore è un cuore distorto su un foglio sporco di inchiostro, ma si commuovono comunque d’avanti a lui perché è tutto ciò che gli hanno insegnato della vita. Ora tu bussi alla mia porta dicendo “per favore vieni con noi a guardare le stelle stasera”, un tempo non avrei voluto sentire altro, ma preferisco stare da solo e aspettare il mio turno. Dicono che siamo i protagonisti di un libro senza fine ma io credo che sia un libro senza inizio, forse quando sarai più grande capirai perché non ti senti felice, perché non riesci a dormire stanotte. Ho gridato il nome di Dio in una stanza vuota, qualcosa che non avrei mai fatto, probabilmente avevo bisogno di certezze in un giorno povero di speranza. Se potessi riavere tutto il tempo che ho sprecato, lo sprecherei di nuovo ma è così facile sperare di cambiare ciò che è già stato deciso dal passato, c’è una paura che trattengo nel profondo ed è quella di perdermi in un oceano senza acqua. Non voglio scegliere fra bianco e nero, non voglio che gli incubi bussino di notte mentre ascolto i battiti del cuore che dorme accanto al mio, non voglio più vivere nella casa di mia madre. Il fiume sta per inondare le vie della città, non voglio vederlo dal davanzale. Quando non c’è altro posto per fuggire, c’è spazio per un sogno fuori dal mondo? Tu hai le tue ragioni e io ho le mie, ma tutte le tue ragioni che hai dato erano delle bugie per guadagnare del tempo, le lacrime di mio padre sono ancora nel vaso che ha lasciato sul tavolo. Avrei voluto portarti con me, insegnarti le strade per tornare a casa ma non mi hai mai dato ascolto. Nei miei sogni stiamo ancora camminando, vorrei tenerti lì e proteggerti dalle incertezze che ti uccidono, quando ti nascondi sotto terra la pioggia non può bagnarti. Ora capisci perché vorrei un figlio che mi ricordi te? Voglio tenergli la mano e mostrargli la delicatezza dei fiori, prima che la vita bruci il prato su cui eravamo stesi. Fiore dai petali fragili, lo so che ti vorresti addormentare ma gli spettri del passato non ti lasciano andare.  Perdonami se non sono ancora dove sei tu, ti cercherò e ti porterò a raccogliere le stelle che abbiamo nascosto ieri nei deserti dell’anima. Ammira il dolore del poeta, egli è un fingitore e finge così tanto che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente.

giovedì 4 agosto 2011

Il silenzio dell'oceano

Steso su un tappeto di stelle guardo il mare, sembra un piccolo specchio blu da cui scorgere il riflesso del firmamento. La gente prova a nascondere la notte sotto le coperte, non ha mai visto lune, capito il senso del mare. Il tempo mi ha detto che sei giunta con l’alba, un’anima senza impronte come una rosa senza spine. Quando sei arrivata eri ancora addormentata fra le rive della spiaggia, eri stremata dal naufragio dell’animo. La schiuma delle onde pettinava con dolcezza i tuoi lunghi capelli neri. Mi sono seduto per terra vicino te e ho aspettato per ore il tuo risveglio, stanco per l’attesa mi addormentai di fianco a te. Al mio risveglio iniziai a camminare verso l’oceano, nessuna luna, nessun riflesso, soltanto tu fra le onde che mi sussurravi “ Per favore ricordati di me quando sarò andata via da qui..”. Le onde si infrangevano su di noi e la vita ci spingeva al di là del tempo. Lo specchio dell’anima non conosce riflesso, non conosce l’orgoglio o la vanità e non gli importa niente dei nostri sogni. Avrei potuto essere il tuo sostegno, oppure il tuo cielo. Sarei potuto restare accanto a te più a  lungo. Oggi il mio viso è più chiaro, nessuna lacrima soltanto il cielo e le sue stelle, ma tu sei la stella che non cade e ritardi la mia guarigione. Ho visto soltanto lacrime amare sulla tua pelle, se me lo chiederai le asciugherò con la pazienza di chi sa curare le ferite del tempo. Un giorno navigheremo sulla linea immaginaria che divide il cielo dalla terra, ti proteggerò dal naufragio delle parole di questi anni sprecati. Ora sei il volo che dà forma e senso al flusso dei miei pensieri, dall’alto riesco a scorgere piccole navi senza motore in attesa di una risposta dal faro lontano, non lasciarmi sospeso in attesa di risposte che non vogliono arrivare. Attendo il silenzio della verità, seduto fra la gente aspetto che il mondo mi trafigga con i suoi pensieri, con le sue lacrime e i suoi metodi di vita. Piccole navi continuano a navigare senza risposte dai fari sempre più lontani, dicono che i marinai amino il silenzio del loro eterno emigrare. Il sonno della ragione mi ha detto che sei una rara scoperta, una cura che tarda ad arrivare per un cuore che non ha ancora imparato ad amare. Il tuo cuore è un oceano calmo e non basta una sola notte per poterlo attraversare, un giorno riuscirò a navigare fra le rotte del tuo mare e troverò la mia riva. Oggi trattengo il respiro, le tue rose sono ancora sul tavolo e aspettano la loro condanna con tiepido consenso. Fuori dalla finestra  un aquilone spezza con leggerezza il cielo in due metà, cerca la strada che lo conduca al sole: hai mai sentito di quell’uomo che illustrava la via per trovare il sole? Forse dovremmo ascoltarlo, soltanto allora i dubbi si scioglieranno sotto il calore del nostro amore. Se chiudo gli occhi posso arrivare fin dentro i tuoi pensieri qualunque sia la distanza dai ricordi di ieri, dunque lascia tutte le strade che ti vogliono far diventare ciò che in realtà non vuoi diventare. Le stelle ti diranno di stare dalla mia parte e di continuare a dormire al riparo dalle tue paure. Stanotte il tempo mi ha detto di non chiedere altro, un giorno il nostro oceano troverà la sua riva.

mercoledì 13 luglio 2011

Petali di candore

In un oceano di rumore, ho sentito per la prima volta la tua voce. Ti ho scorto sulla riva dell’anima, eri sola e impaurita e cercavi riparo dalle tempeste che hanno ucciso il tuo passato. La leggerezza dei tuoi passi non lasciava traccia del tuo passaggio, eri una bambina così dolce e sensibile. E’ stato proprio su quella spiaggia che ti ho incontrata, era un sogno? Era una bugia? Credo che lascerò decidere a te. La mia meta era l’oceano, cercavo la schiuma delle sue onde per lavare via le bugie impresse sul cuore. Il soffio del vento trascinava con sé le paure che nascondevi, riuscivo ad assaporarne il gusto delicato, se ti ho incontrata lo devo al vento, è stato lui a condurmi da te. Tu mi sei stata donata dal cielo affinché riordinassi i frammenti del tuo cuore e ricucissi le ferite sanguinanti che portavi con te. C’è un tempo in cui le parole ci conducono sulle stelle più luminose, c’è un tempo in cui le parole ci spingono nell’abisso della vita. Credo che esista una strada sulla quale potremmo incamminarci, tu ed io, perciò lasciate che le stelle risplendano stanotte affinché il nostro viaggio sia luminoso e puro come la neve. Non c’è ragione di cui preoccuparsi ora, posa la tua anima delicata sulla mia pelle e lascia che il cuore si riposi. Se una notte non tornassi a casa, ti prego non pensare che ti ho lasciata sola, sarà soltanto perché avrò bisogno di raccogliere le stelle per illuminare il nostro percorso. Queste parole sono per te che ora sei sospesa tra il risveglio da un incubo e l’inizio di un sogno. Sono stato seduto per molto tempo da solo al buio, ascoltavo la porta bussare ma non ho mai avuto il coraggio di rispondere alle visite del destino. Poi all’improvviso arrivasti dietro di me, sentii il suono del tuo respiro, eri così vicina con le labbra ma lontana con la mente. Sara, cosa ti ha fatto cambiare idea? Eri così facile da osservare, così difficile da definire.  Se passassi ancora sulla mia via, puoi stare sicura che farei sempre del mio meglio per accoglierti e offrirti un riparo dalla tempesta. Quando la sera sfuma e appaiono le stelle e non c’è nessuno ad asciugare le tue lacrime, potrei stringerti per un tempo indefinito e proteggerti dalle bugie dell’amore. Dicono che l’ora più scura è appena prima dell’alba, ma ora non ha più senso da quando condivido la notte tra le tue braccia.

martedì 7 giugno 2011

Il silenzio delle stelle

Ricordate quell’uomo che annegò in un fiume? Era così malinconico mentre aspettava lì, dopo un viaggio senza meta, sulla riva del fiume in attesa che la corrente decidesse di trascinarlo via insieme alle stelline d’oro che scorgeva fra i pallidi riflessi notturni che il lungo serpente d’acqua dipingeva. Egli era lì perché credeva che la stella che l’aveva sempre accompagnato lungo le fredde notti del suo viaggio senza fine, fosse precipitata all’improvviso fra le gelide acque di quel fiume silenzioso. Aveva smarrito la certezza dei suoi passi, gli stessi passi che l’avevano condotto a esplorare paesaggi e deserti in cui rivedeva sempre i luoghi dell’anima. Desiderava soltanto ritrovare il chiarore della scia che deliziosamente soffiava la sua stella per indorare la via. Si narra che trascorse interminabili notti sporto sull’argine del fiume con un braccio immerso nell’acqua, non curante delle ustioni da freddo che ricoprivano il braccio, in attesa di riafferrare ciò che sentiva di aver smarrito. Spesso, spezzava il silenzio della notte con grida e pianti che annichilivano chiunque avvertisse l’ineluttabile disperazione di chi ha perso una parte di sé. A volte un uomo deve svegliarsi per scoprire di non avere accanto nessuno. Forse era proprio questo il suo pentimento maggiore: l’incapacità di aver trovato il coraggio di rivelarle il proprio amore con parole che avrebbero acceso il cuore della sua stella e rischiarato il cielo della notte. Ore, giorni e mesi trascorrevano inesorabilmente e lei non ritornava, lo stato d’angoscia cui era condannato il povero uomo aumentava proporzionalmente l’intensità della corrente fluviale che rendeva sempre meno chiara la trasparenza delle sue acque. Un dì, l’uomo, stanco per l’estenuante attesa che lo aveva tenuto lontano dal sonno, si addormentò in un piccolo anfratto d’argilla poco distante dall’argine cui soleva osservare la corrente fluviale. Per quanto fosse stremata dalla stanchezza, la sua anima continuava a piangere l’assenza della sua stellina e allora per non dimenticare mai il perché si trovasse là, cullava l’uomo in dolci e malinconici sogni che laceravano per brevi istanti la nera tela della realtà. Ma il suo cuore invece non si era mai addormentato e continuava a domandare al cielo: ”Chissà dove sei stella, anche stanotte sei nella sua mente e forse non lo sai..”. E mentre l’uomo dormiva anestetizzato dal dolore che non l’aveva mai abbandonato, un improvviso squarcio luminoso spezzò in due lati il cielo all’orizzonte. Una pioggia di stelle irradiò il firmamento e gli oceani con cui le stesse stelline si specchiavano lungo le notti d’estate. Anche un gabbiano che passava per quella via s’indorò un attimo con la sua scia. Il fiume nel frattempo era cresciuto ed era pronto a esondare da un momento all’altro, l’acqua che man mano fuoriusciva dagli argini, illuminata dal chiasso di quella galassia magica sembrava fosse stata fusa nell’oro che la irradiava. L’uomo ancora addormentato fu rapito e inghiottito dalle acque nel pieno dei suoi sogni anestetici. La corrente lo trascinò lungo il percorso del fiume, spazzandolo ripetutamente da un argine all’altro, inerme come un tronco d’albero strappato dalle proprie radici e scaraventato nel pieno di una tempesta emozionale scivolava via verso la foce della vita.  Giù, sempre più giù in caduta libera l’uomo naufragava addormentato. Il suo sguardo era sereno e disteso quasi come se i sogni fossero diventati realtà e gli avessero dato le risposte che la ragione non aveva mai trovato.  Il fiume volgeva in direzione del mattino, sembrava vedere un lungo serpente dorato infilarsi fra i primi raggi di luce emanati dal sole che sorgeva dalla fulgida linea dell’orizzonte. Il sogno e la realtà divennero una cosa sola: si guardarono e si ascoltarono, vibranti sospiri spezzavano il silenzio dei sorrisi uccisi. Lui la prese fra i suoi palmi, lei si pose dolcemente e il suo chiarore riscaldò il soffio delle emozioni proveniente dal cuore. “Sono stato così a lungo a cercarti fra le acque di questo fiume, di notte sognavo numerose immagini di te..sono arrivato a credere che fossero quasi reali”disse lui, lei rispose: ”Non sono immaginaria, non ti ho mai abbandonato sono rimasta sempre su di te, a illuminare la via dei tuoi desideri”.  Anche gli angeli si commossero quando osservarono la profondità del sogno, dio solo sa quanto quell’uomo desiderasse smarrirsi al di là dell’orizzonte, fuori dal tempo. Ma, il soffio amaro della vita si scagliò fra le acque della realtà, un turbine lacerò il pallido velo onirico che, la mente dell’uomo aveva tessuto per proteggere il cuore dalle paure della vita, e la fece volare via. Come il peggiore dei risvegli dagli incubi che spezzano le notti, l’uomo riemerse con affanno dalle acque. Il cuore batteva incessantemente, il respiro era troppo corto anche solo per sporgere il braccio in attesa del primo appiglio su cui poter sperare di aggrapparsi. Ben presto la rassegnazione colse l’uomo che smise di dimenarsi fra le gelide acque fluviali, con religiosa lubricità si lasciò trascinare definitivamente verso la foce della vita.. e nel breve tratto che lo separava dalle fine di tutte le cose sussurrava:” Ho visto una stella cadente scivolare via. Domani sarà un altro giorno, credo sia troppo tardi per dirti le cose che avevi bisogno sentirmi dire. Ho visto una stella cadente scivolare via”.


lunedì 2 maggio 2011

Il desiderio del poeta

Qualche scappatoia, qualche porta da aprire. Questo sentiero sembra il più buio ma spero sia il più breve, non ho mai creduto all’esistenza di Dio, ma se un giorno dovessi ricredermi gli chiederei di riportarti fra le mie braccia e di non farti mai conoscere le sofferenze dell’anima. Quando ti ho conosciuta era tutto più semplice e la vita scivolava via fra le carezze del mare e la nostra ingenua frenesia. Ci incontrammo all’ombra dei ciliegi, erano in fiore quando giurammo il nostro amore l’uno per l’altro. Una stagione seguì l’altra, l’inverno recise i fiori dai rami e ghiacciò i sentieri dei nostri cuori. L’inverno ci assalì come una tempesta che travolge ogni cosa, ti spazzò via lontana da me e mi confinò su oceani di ghiaccio. E mentre seguivo i battiti del tuo cuore disperdersi al di là del mare, ascoltavo le parole di conforto della mia anima, mi disse che con il tempo il cuore mi avrebbe ricompensato e che tutto mi sarebbe stato rivelato. Un’opportunità di calma, non chiesi altro al destino. Interi mondi sono stati costruiti sul dolore, grandi meraviglie sono state generate dai desideri. So che domani sarai in un altro dove, senza troppi perché, vivrai con qualcuno e avrai delle persone che sapranno darti più di quello che avrei potuto darti io. Se fosse solo una questione di fede, ora tra suppliche e preghiere probabilmente ti saresti materializzata qui e non avrei avuto nient’altro da chiedere ai miei sogni. Ma, non è così e non mi importa. Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me, è così che appare il mondo. Tutte le cose vanno verso la propria fine, la luce alla nostra finestra è sempre più fioca e la candela illumina per un istante l’ultimo ricordo di noi. Ed è così meraviglioso nuotare fra le paure dell’anima e scoprire l’inaccettabilità del risveglio della vita. Dalla cima del monte su cui ora siedo per osservare il disgelo dall’era glaciale, provo a chiedermi: ”Eri tu quella che stavo aspettando?”. Ho sentito di un uomo che raccontava meraviglie, diceva: ”Chi cerca trova e chi bussa sarà fatto entrare”, dopo quella notte non ho più ritrovato la porta che avrei dovuto riaprire.
Vetro sul pavimento, sotto le mie scarpe: è questa la mia vita senza di te.


sabato 16 aprile 2011

Il colore delle illusioni

Il passato ti ha spedita via lontano da me. Quel giorno mentre cercavamo di dare un alibi alle nostre illusioni, ho pensato di scomparire all’improvviso e lasciarti smarrita fra le tue incertezze e l’indifferenza dei viaggiatori che inseguono i loro perché fra un arrivederci e un addio.  Cammino per le strade, perso in un fiume di gente sento il tuo nome continuamente e mi convinco che domani tutto possa sparire in un niente. Ho sempre ammirato il tuo desiderio di libertà, forse è per questo che non ti ho mai impedito di raggiungere la felicità, anche se per un breve istante ho pensato che fossi io la tua felicità. Ricordi com’era bello fingere di passeggiare come due innamorati sotto il sole, convincendoci che il tempo non è il nostro padrone? Avrei voluto costruire una scala che portasse fin sopra le stelle per lasciarti salire e sfidare il soffio di ogni vento. Nelle notti lontano da te ho combattuto il miserevole orgoglio che nascondevo dietro il cuore, soltanto al mattino ho scoperto di essere precipitato nel baratro di un’illusione. Come un fiume che inesorabilmente scompare fra le onde del mare, anche la nostra storia è destinata a terminare. Ora puoi finalmente tornare a giocare con le parole senza aver timore di uccidere chi pensavi potessi un giorno far sorridere. Abbiamo diviso i nostri destini qua e là, ma si sa per chi si ama tutto questo non è una novità. Il nostro ultimo ricordo è partito via con l’ultimo treno,  lo stesso treno che mi ha portato via lontano da te, da te che mi voltavi le spalle e sorridevi amaramente mentre mi allontanavo lentamente. La tua vita è piena di indecisione, non puoi continuare a mascherare le tue intenzioni cercando di fuggire ad ogni occasione. Un giorno quando qualcuno scoprirà ciò che ho scoperto io, gli dirò di dirti che anche se pensi che io ti abbia dimenticata non è così. Sono lontano milioni di miglia da casa, non ho sonno e non ho posto dove andare, il vecchio sentiero dei miei ricordi è troppo distante per poterlo risognare. La mia testa non riesce più a capire quello che il cuore non sopporta, vorrei soltanto non soffrire. Eccoci qua, all’estremità del mondo ad osservare il declino dell’umanità e del suo stupido ideale dell’amore, tutti noi abbiamo un tale disperato bisogno di provare qualcosa, qualunque cosa, che ci buttiamo continuamente gli uni sugli altri affrettando la fine dei nostri giorni.

mercoledì 13 aprile 2011

il mare dentro

Respiri il silenzio dell’eternità..
Mentre percorri i sentieri di questa città
Scopri l’orizzonte della falsità

La nuova dimensione dell’armonia
È qualcosa di ancora più labile della poesia
Che lenta e nera scivola via..

Aiutami a colorare le onde del tuo mare
Che niente si possa agitare..
Sei felice?Sogni?

Ora sei la schiuma di verdi onde
Sai..non tutte sono feconde..

martedì 12 aprile 2011

La sottile linea dell'illusione

Soffici cumuli di nubi colorate adornano il cielo stellato di queste ultime notti d’estate che lentamente trascinano via il battito delle ali spezzate,con vuoto ferale cerco riparo negli anfratti del mio cuore giudice di una condanna esemplare. Piccoli e fragili sospiri di voluttà soffiano via il guitto dell’anima che lenta muore tra i sentieri della verità. Il ricordo dei sorrisi gocciola di fatalità sui cancelli degli spettrali cimiteri di sogni uccisi ,dolente il profumo delle  emozioni aleggia sopra un oceano rubescente che infiamma l’incantevole ebetudine della gente.Piovono su di me gocce di vertigine,lente danzano sopra petali di finitudine… l’ineluttabile suono che riecheggia al passo dei pensieri adombra i fragili ricordi di ieri ed affila la lama della mia spada.Credevi che la notte non finisse mai?ora che l’alba porterà via con sé le ombre della notte e i velami della  memoria dove ti nasconderai?un soffio di bontà ci riscalderà dal gelido rancore della città che lenta scivola nel baratro della cattività.La gioia è una foglia che al vento compie un vorticoso volo nel cuore di una delusione,ora che non ho più paura di perdermi nell’innegabile non rinnegherò più il mio ego arrendevole.Ho seminato attimi di follia lungo la scia dei pensieri che la vita disegna andando via,ma come leggi sono sempre qua,avvolto nel mantello della fragilità.La paura della paura è un’ombra triste e scura che avvolge il riflesso di ogni anima insicura.L’orgasmo di una maledizione trova piacere nel condannare il cuore alla sua dannazione,e non è facile sai scivolare tra le lacrime della vita e capire che il suicidio della ragione è l’ultima tappa prima dell’eliminazione.IL senso della felicità si nasconde tra i velami della falsità,prega fra cuore e anima.Ho sentito scorrere il sangue nelle
vene,lieve sussurrava sulla mia pelle come pioggia di stelle,non ho paura della strada che condurrà all’orizzonte delle mie istantanee perdute.Imparerò ad apprezzare la parte ocura delle emozioni così che possa abbandonare le paure
di ieri e bussare alle porte del domani.Attimi di solitudine si disperderanno tra gli
affannosi respiri della gratitudine,lo spasmo della poesia sgretolerà il muro che separa la verità dall’ipocrisia.La gioia di una stupida leggerezza interiore è lacerata dalla gracile consapevolezza di un vuoto infernale che non cessa di condannare l’animo ad un eterno emigrare.

lunedì 11 aprile 2011

Amplesso primaverile

Cadere giù...cadere più in giù nell'oceano dei nostri ricordi..non scorgo più l'orizzonte..quest'alba non ha colore, piango perchè presto il sole si spegnerà. Piovono lacrime di dolcezza che puliranno le nostre anime uccise dai rancori di una notte che non ha odori. Sul fondo dell'oceano c'era la sua ombra così tenera, così leggera, giocava coi suoi demoni pronti a proteggerla dalle correnti della solitudine. Onde che vanno e vengono in quantità come pennellate di parole su neri oceani di vacuità, la scia che la luna dipingeva andando via illuminava la sua anima con ineffabile armonia... Lascia che gli argini dei tuoi desideri cullino la violenza dei miei pensieri, sei il mio sogno finito male e ora non ricordo più come respirare nell'intensità di questa convulsione emozionale. Vorrei sborrare primavera per colorare le tue lacrime amare, ma sono impotente come una preda inerme tra le fauci di un serpente. Conserverò i resti del mio seme nelle tue languide vene che soffrono l'ineluttabilità della vertigine. La razionalità con profonda acquiescenza gronderà di sangue, stuprata dall'immoralità della realtà mentre i tuoi demoni mi accompagneranno attraverso le rade della voluttà...Stella che risplendi ardore lascia che le mie labbra ti diano amore,osserverò con silenzio colante l'odio che avanza e voglio parlare con chi eri quel giorno che scorgevo i tuoi pensieri. Con intensa elettricità mi lascerò rapire dagli accordi della tua estatica musicalità, dove sognavi solo tu dove le tue labbra erano blu. Madre queste caramelle sono prive di dolcezza, ho bisogno della tua tenerezza che soffia lieve la sua brezza sopra isole di illibatezza..Il naufragare dei miei sbagli ha spazzato via i tuoi castelli di sabbia ora diventati regni di rabbia,granelli di beatitudine penetreranno la tua vagina,e un gemito soffocherà la violenza con cui il mio ricordo scendeva in profondità. Non sentirti solo fiore delizioso,ho avuto coraggio nel coglierti sull'orlo di un abisso spaventoso. Streghe e orchi danzano freneticamente sui sentieri dei nostri cuori sporchi, devastando i giardini della nostra mente.Non sapere dove sei smarrisce la direzione dei giorni miei,è difficile riacquistare la propria identità ora che scivola fra le dita della tua volontà.

domenica 10 aprile 2011

Lettera mai scritta

Tengo stretto fra le mani questo misero foglio di carta, non so se sia una richiesta o una preghiera per la mia anima. Duecento parole per descrivere il vuoto intorno a me. L'era glaciale è tornata, gela con estrema freddezza i cancelli del cuore. L'oceano è carico di rabbia, il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni. Viviamo nella speranza che le emozioni di un istante non si spengano mai. Ti ho coltivato nei giardini segreti della vita, e mentre tu fiorivi con la stessa dolcezza con cui un ciliegio fiorisce d'estate, ti spiavo e mi commuovevo. Ora che la tempesta ha strappato le tue radici e ti ha spazzato via dal carezzevole rifugio dei miei palmi, non so più cosa desiderare. Un pallido raggio di luna lacera l'intimità della notte, attraverso la finestra socchiusa riesco a scorgere le immagini di te sbiadite dal profumo di questi anni morti. Le mie mani sospese nel vuoto disegnano confuse presenze nostalgiche, per te sono nato, per te sono vissuto, per te morirò. Sono stato in un'altra vita fatta di fatica e dolore, vagavo per i deserti dell'anima senza un dove, né un perché, alla ricerca di domande senza risposte. Ho bussato alla porta di incantevoli castelli di sabbia mentre grondavo sangue e sudore sotto il torrido sole del deserto. Una notte ho pensato di errare in una terra senza confine, inseguendo la bellezza delle cose senza un fine. Non riesco a esprimere ciò che vorrei dire: non è mai stato un mio compito rendere il mondo migliore. Il sonno della ragione mi ha concesso per un breve istante la gioia di ritrovare le soffici carezze della spuma delle piccole onde che si infrangono sulla riva dei desideri. Quanto avrei voluto lasciarmi cullare dall'amorevole ventre del mare, addormentarmi e infine risvegliarmi tra le labbra dell'aurora che l'orizzonte indora. Se solo tu fossi qui, ti aiuterei a ritrovare l'equilibrio che hai smarrito nel corso di questi anni sprecati, trascorsi a trovare rifugio dalle tempeste che ci hanno investito. Ricordi com'era bello condividere la nostra infanzia nella stessa stanza? Lascio che l'eco dei mie pensieri ti raggiunga ovunque tu sia, io ti aspetto qui.