Mi dispiace veramente ad essere ancora qui a parlare di me. Oggi un soffio di vertigine ha sbilanciato l'equilibrio precario dei pensieri, come una pioggia di stelle dorate hanno illuminato, con fasci intensi di luce, il fulgido disordine della stanza. Immagini scomposte del passato riflettono sul mosaico impressioni distorte di uno specchio rotto. E' come se avessi improvvisamente scompigliato l'ordine delle vene, dei nervi e degli organi, e con essi i pensieri scivolano via dal cuore ai visceri con illuminante fatalità. La paura è come il vento, si alza e si abbassa con la stessa imprevedibilità con cui il cuore puntualmente bussi alle porte dell'amore. Un tempo rivolgevo a me ciò che avevo di più profondo, e forse è questa la spiegazione del male che compare a causa dei miei vuoti d'anima. La terra è fradicia sotto i miei piedi, sarà sempre più difficile imparare a barare con me stesso. Infinità di destini bussano alle porte del cielo stellato mentre l'orsa maggiore disegna il tragitto che divide l'anima dal corpo. L'eco degli eventi spezza il gelido assenso silenzioso alle turbe del destino, cosa rimane delle gioie del passato? e il mio tappeto volante? Fragili note dissolte nel vento, ecco cosa sento quando i sospiri prevalgono sui silenzi. E' come se la parte peggiore dei miei sentimenti fosse sopravvissuta alla tempesta. La tempesta ha preso tutto; siamo rimasti soltanto io e l'alba.
