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martedì 10 luglio 2012

Posso ascoltare il battito di ognuno di voi.


Rimani seduta sulla spiaggia ad accarezzare la sabbia e immaginare che il tuo regno non tramonti con il sole all’orizzonte. Grandi navi veleggiano tra la schiuma delle onde per condurre il tuo cuore dove gli occhi non possono arrivare. Sei nata con un dono fra le mani mentre un uragano infuriava sotto il cielo carico di rabbia, ora giaci sulla riva in attesa di trovare le parole giuste per una preghiera di speranza. Ti osservo disegnare con le dita l’immensa tela azzurra del cielo, piccoli e fragili movimenti accompagnano le tue mani a tratteggiare il confine tra la gola e l’anima. Riesci a sentire il calore del sole che bacia la tua fronte? Il profumo dei tuoi ricordi percorre a ritroso la strada che ti ha condotto dalla solitudine all’oceano: giù sull’autostrada, sui binari, sulla strada per l’estasi, l’ho seguito sotto le stelle guidato dal sentiero illuminato. Ieri è solo un ricordo e il domani non è mai quello che avrei pensato che fosse, ed io ho bisogno di spiarti e commuovermi attraverso il riflesso di te che scivoli fra le placide onde del tuo oceano. Vorrei sedermi al tuo fianco e raccontarti la storia di me che ha bisogno di te, ma non credo di essere pronto a guardarti negli occhi. Non riesco ancora a immaginare dove potremmo andare, continuerò a sperare che un giorno le mie parole prendano forma proprio come i disegni che ogni giorno decorano il cielo sopra i tuoi occhi. A un passo dal possibile provo una paura mai provata prima,  paura di perderti prima ancora di trovarti. Aspetterò un giorno di pioggia per confessarti i desideri del mio cuore, perché si sa che la pioggia ammorbidisce le anime più dure e lava via le macchie più dolorose. Ieri è andato ma il passato vive ancora, domani è solo un passo oltre ed io ho bisogno di te.

giovedì 5 luglio 2012

La solitudine delle parole


Una fuga, una porta da aprire, questa è la strada più buia ma immagino sia la più breve. Discorsi infiniti serpeggiano nel corridoio, le risposte che ho sempre desiderato giacciono inermi sul pavimento, le sfoglio come i petali di un fiore appassito: ognuna di esse si sbriciola fra le dita e disperde il suo arcano in un appartamento che non ha più illusioni. Qualcuno deve aver rapito i miei sogni e deve averli portati lontani, ogni notte aspetto che ritornino a cullarmi. Vetri rotti sotto i  piedi lacerano la carne dolente, è questo il sapore della paura che attanaglia l’anima e non la lascia respirare. Ho scambiato le  ultime monete per pochi attimi di serenità, li ho già consumati e non ho più denaro con me. Le note sbiadite di una vecchia canzone riecheggiano nell’aria, il suono è sporco e malinconico e il buio della strada accentua la solitudine delle sue parole che non trovano il loro destinatario. Dicono che ogni notte si senta il pianto di un uomo che non pone fine al suo tormento, anche il cielo straziato dal suo pianto inconsolabile versa lacrime amare.  Le cose a cui più teniamo ci sfuggono dalle mani soltanto quando ci accorgiamo troppo tardi del loro valore, e proviamo a cercarle allo stesso modo di un viaggiatore che ogni notte prova a cercare la stella più bella che ha visto la notte prima.  L’alba non tarderà ad arrivare e io avrò già dimenticato cosa desiderare.