Riesci a sentire il tiepido vento di maggio sfiorare la pelle? L'alba indora il cielo in un cerchio rutilante di stelle malinconiche in un'armonia di suoni, rimpianti e baci rapiti dai dispetti del tempo. Dall'alto della scogliera osservo con ineffabile stupore il vortice di aquiloni che lambisce il candore sfilacciato delle nuvole sopra di noi. E' quasi come se la felicità corresse lungo il filo che separa la mano dall'aquilone, forse è il mio modo di dare un'immagine alla metafisica, un attimo di calma ad una strana stanchezza che avvolge l'intelligenza degli uomini. Non è una pesantezza che avvilisce le membra, ma un'impossibilità di respirare, essa trasforma l'ossigeno in ampie boccate di malinconia. Numerose rappresentazioni arruolate dai difetti di uno scenario immaginario alterano l'equilibrio dei miei desideri. Attraente più delle metafore: non riesci a sentire gli anelli di saturno sfiorare le tue dita? Se un giorno dovessi scoprire cosa si cela dietro i sentimenti di un uomo, sii pronta a rimanere confusa. Non c'è assolutamente alcuna ragione di dare una logica ai pensieri degli umani, ti sembrerà di camminare pensando di avere le ali, ti sembrerà di credere che i sogni abbiano la stessa sostanza della realtà. Ti ritroverai seduta sul crinale del monte e sbircerai con morbida perfezione il tragitto delle stelle. Il carezzevole soffio del vento di venere lambisce i tuoi piedi nudi ed io penso all'effusione di un nostro abbraccio furtivo nel cuore gelido della notte. Destini senza fine bussano alla tua porta, ne scegli uno e cosa ne rimane degli altri? Il tuo ventre è un oceano calmo e non basterà un giorno per attraversarlo. L'amore è una bolla tesoro, sospesa sulle abitudini della gente, poi scoppia e disperde il proprio dolore ovunque nel tempo.
giovedì 6 novembre 2014
martedì 21 ottobre 2014
Lettera dall'inferno
Cara Marie,
Ho pensato molto alle parole e alle azioni che ci hanno spinto in due direzioni diverse. E' così complicato progettare delle scuse e altrettanto complicato è stato sopportare tutto il dolore che ci siamo inflitti a vicenda. Per tutte le volte che ho cercato di violare la tua personalità, per tutte le volte che hai respinto con impassibile avvolgimento le mie preghiere. Per quanto abbia cercato di addossare tutte le colpe del destino su di te, vorrei che tu sapessi che dei frammenti di te rimarranno sempre dentro di me. Sai..il passato è una storia che raccontiamo a noi stessi.Probabilmente milioni di altre vie riempiranno gli interminabili spazi che contraddistinguono la mappa dell'anima, la mia. Oggi sei un pensiero cattivo che lacera le vene, forse domani sarai una lezione importante, una delle tante storie che proverò a raccontarmi quando volgerò la testa verso il passato. E' strano pensare che le piccolezze che fanno da contorno alla quotidianità siano le prime a riecheggiare nel vuoto della testa quando la quotidianità assume le sembianze di un ricordo lontano e irraggiungibile. Tornerai a casa per raccontarmi delle tue giornate a lavoro? mi parlerai di uno strano pensiero che avevi fatto prima di addormentarti e che ora non ricordi più? E' la stessa sensazione di perdere la cognizione dello spazio fra una parola e l'altra in un libro, e non leggere più i pensieri dello scrittore. L'assenza di ossigeno fa male a tutto il corpo, è come credere di attraversare l'oceano in apnea. Inizialmente vivi la vita come se fossi padrone di ogni perché, e di ogni dove, e poi improvvisamente una luce abbagliante spezza le tue convinzioni scaraventandoti in pasto alla realtà. Puntualmente le nostre promesse di non amore falliranno, perché il cuore non è una scatola da riempire ma aumenta di volume ad ogni nuovo amore. Qualsiasi persona tu sia diventata, e ovunque tu ti trovi ti mando i miei pensieri.
Con amore,
Il poeta fingitore.
sabato 27 settembre 2014
La vanità dell'illusione
Puoi sentire il tiepido soffio del vento di venere sfiorare la tua pelle? Sarebbe più facile se avessimo la cognizione del dolore nelle notti in preda alla solitudine. Mi hanno mentito, mi hanno tradito e privato del mio regno. La strada del ritorno non porta nessun sollievo, luci calde e pungenti trafiggono le cicatrici sulla pelle e ogni viandante è un diavolo travestito da saggio. C'è una luna cattiva che sta sorgendo e illumina il sentiero di bugie che ti ha condotto fra le rive di questo continente. Hai semplicemente chiuso gli occhi e ti ho osservato scivolare via, cos'altro avrei potuto dire? Non esistono abbastanza parole per riempire l'enorme vuoto che ha inghiottito il passato. Come sei arrivata così lontano?
Il tuo cuore è immune al dolore, a prova di proiettile, sei la stella più luminosa, sei l'ago nel pagliaio, sei lontana milioni di chilometri e nessuno sfiorerà la tua pelle. Non basterà un oceano per portare a termine il mio viaggio, non basterà l'amore di una madre per placare il dolore allo stomaco. E' un incubo terribile ed i ragni avvolgono le lenzuola del letto, tu sei la spettatrice indifferente dal cuore a prova di proiettile. Le miserie dell'uomo danzano con il ritmo frenetico di una cerimonia solenne, si avvinghiano con incredibile avvolgimento alla vanità delle illusioni. Guardo la luna cattiva nel blu luminoso e ritrovo la tua immagine nel silenzio, lo stesso con cui hai reciso il cordone che mi teneva legato indissolubilmente a te. Ora giaccio, invisibile e senza peso, sulle rive di un continente obliato, le occasioni sprecate scivolano via lungo l'orizzonte di un oceano infinito fra sbuffi di nuvole andate. Sei sempre stata lontana, e non ti ho mai chiesto perché, come un interramento di rifiuti il cuore soffoca tra le bugie e le virtù dell'amore: quanto siamo vicini alla fine? C'è la brezza che lambisce la mia infelicità, e sfoglia le pagine di un libro dalle pagine tracimanti di sdegnose verità.
domenica 13 aprile 2014
Una poesia arresa.
Avrei potuto essere un marinaio, se fosse stato così avrei tracciato la rotta che conduce i tuoi pensieri dalla riva all'infinito. Avrei potuto essere la verità che bussa alla tua porta in un giorno di primavera, e se fosse stato così avrei salvato l'amore dalla menzogna. A volte avverto il lezzo della paura emergere dal buio della notte e non posso fare altro che chiedermi quale sia il mio posto. Le lacrime spezzano il polveroso fascio di luce che filtra dalle serrande abbassate e il tuo nome riecheggia fra le pareti vuote, è qualcosa di simile a un tempio. Chiedo al mio odio di distruggere ogni cosa, ogni singolo frammento di un tempo andato disperde calore tra le vene e soffoca il cuore tra le spire di un serpente nero. Ho invocato la tua pazienza, ti ho chiesto di essere accondiscendente, ho curato gli equilibri mentali precari che dissuadevano il tuo fare gentile dalla consuetudine di un amore incupito dai colori spenti del tramonto. Avrei potuto essere la parola fiducia e riempire i giorni di verità, e invece sono la cicatrice delle tue colpe che attraversa il corpo dal cuore all'anima e ti lascia risplendere come una stella. Ho ancora un po' del tuo amore nella mia bocca, parti di te legate al peso dei miei dubbi, ancora un po' delle tue labbra su di me, giorno dopo giorno ti avvicini silenziosamente e lambisci con incredibile avvolgimento i resti del mio cuore. Infine è andata così, proprio come mi avevi detto: la vita prosegue facilmente sulla sua strada, ti volge le spalle e non le importa se tu stia facendo i conti con la sofferenza, perché ci sarà sempre qualche altro uomo in un qualunque dove, pronto a rapire le chiavi della felicità. Avrei potuto essere un libro, avrei potuto essere la risposta alle domande irrisolte, potrei essere qui e ora, sarei, dovrei essere, ma cosa? Purtroppo non mi è concesso essere complice dei sentimenti, la forza di gravità vincerà sempre e continuerà a scaraventarmi all'ombra del monte dal quale osserverò il gelido commiato che ci ha esiliato in due lati sbagliati del mondo. I poeti già conoscono le risposte ad alcuni perché: "il troppo è per poco e non basta ancora poiché arriva una volta sola". Come sempre nel cuore della notte dispiegherai con passione impietose verità e racconterai le delusioni di un amore arreso che leggerò con miserevole lucidità fra le pagine di un libro sbiadito dai dispetti del tempo. Non ho paura delle strada.. in fondo non c'è notte che non veda giorno.
giovedì 20 febbraio 2014
Le geometrie delle emozioni
Mettere in discussione l'esistenza del mare non servirà a comprendere se vi sia un oceano sufficiente per placare l'enorme sete d'amore che inaridisce le nostre vene. Ti aspetterò fra le rive di queste spiagge cancerose mentre strapperò le pagine della nostra vita giorno dopo giorno. Mostrami come le stelle danzano mentre celebro questa strana illusione con la pazienza di un girasole. E' come se fossimo le parole di un libro che amiamo: leggerlo lentamente e accorgersi dell'infinito spazio che divide una parola dall'altra. Posso ancora sentire la dolcezza delle tue parole, ma sono prigioniero dello spazio infinito che divide ogni significato dall'altro. Prigioniero di un luogo che non ha spazio e non ha tempo, questo è ciò che sono ora: una frazione di vuoto fra i caratteri di un libro a cui non appartengo più. Il passato è soltanto una storia che raccontiamo a noi stessi, ma è l'errore più geniale che sia mai stato inventato per renderci fragili all'idea di amare. La città è ancora addormentata, mentre io vi spio e mi commuovo per l'incredibile somiglianza che ci lega nel silenzio dell'indifferenza. Mamma lo stomaco mi fa male, è il dolore della paura che sfugge alla violenza della razionalità e si rifugia nel grembo della passione. Ora che non ci sei più è come se quel sottile cordone ombelicale che ci teneva legati si fosse assottigliato sempre di più, e si fosse esteso verso deserti che non conosco. Sento che sta per spezzarsi e non so ancora se sono pronto ad accettare questo. Le parole sono così difficili da dimenticare, così facili da odiare ma è tutto ciò che mi è rimasto per dare una forma ed un colore all'espressione dei sentimenti. Dall'ultimo piano sull'infinito, con la complicità della notte che avvolge il cielo, dalla finestra che dà sull'infinità del mare i sogni naufragano in viaggi verso rotte ignote. Il tuo respiro mi ha dato vita e ha insegnato le geometrie e la bellezza delle cose, ma è stato anche l'ultima cosa che ho sentito prima che la parola fine scorresse fra le lacrime della vita. Un giorno partirò per un lungo viaggio e quando sarò stanco di peregrinare, mi sdraierò sulla luna e osserverò con incredibile avvolgimento il cielo stellato, ignaro che il tempo mi allontani milioni di chilometri dai dolori del passato. Infinità di domande entreranno in collisione con la gravità dei pianeti, ma se ci sarai tu nei miei pensieri a preservarmi dai milioni di chilometri di sospensione, non avrò più paura della solitudine.
martedì 11 febbraio 2014
Grazie
Ho guardato le stelle cadere in silenzio dai tuoi occhi, ho contato i passi della solitudine che ti separano da casa, ma ho dimenticato di lasciare le mie paure distanti dall'intimità dell'abbraccio di una notte. Partire e immediatamente arrestarsi di fronte al vuoto dei sentimenti arresi, forse è proprio questo che ci scaraventa nello stesso deserto. Un cuore che è stato riempito come un interramento di rifiuti, è così che immagino l'odio che scorre tra le ramificazioni nervose del tuo amore. Domani quando sarai dalla parte opposta di questa galassia osserverò i tuoi messaggi attraverso le traiettorie disegnate dall'orsa maggiore e un'istantanea di velluto ritrarrà le piaghe dei miei tormenti. Infinità di destini schiaffeggiano l'aria malata ed ogni domanda giace fra le polveri dei sogni distrutti. Dicono che l'amore svanisca se lo lasci svanire, e forse è appunto per questo che è nato per essere dimenticato. Il vento trasmette ogni notte fra le fronde dei viali il suono malinconico delle tue paure e sussurra al candore delle lenzuola:"non posso seguire il mio cuore se non riesco a sentire cosa c'è dentro". Credo che questo sentiero sembri il più buio, ma immagino anche che sia il più breve per correre al riparo dalla tempesta, io seguirò l'eco dei tuoi battiti per scoprire quando sarai sicura di cullare un'opportunità di calma. Ho attraversato a nuoto i confini dell'immaginazione e ho tracciato una stupida linea che mi ha impedisce di scorgere la bellezza dei sentimenti e mi imprigiona fra le mura della ragione. La finestra socchiusa sul mare spia il silenzio della marea, lenta lascia fluire un carezzevole rivolo d'amore che lambisce le pareti del cuore con incredibile avvolgimento, forse è questo che mi spinge a pensare all'abbraccio di una notte senza tempo, al tepore di un amore caldo che smarrisce le sue tracce nel rutilante risveglio dell'alba lungo la linea che separa il mare dal chiasso di una galassia magica. Forse quando sarai pronta per sorridere capirai perché ora non ti senti bene, perché ora non riesci a dormire la notte. Qui, sotto il mio ventre, ho sentito le tue dita arrestare il flusso vitale della paura che dal cuore ai reni scivola via fra le cicatrici dell'anima. Nella profondità della mia ombra ritrovo polvere di te..
Il vento la porterà via con sé.
martedì 28 gennaio 2014
Grammatica della solitudine.
- C'è una fitta nebbia che mi impedisce di osservare le iridescenti strade dell'universo - pensò tra sé e sé il poeta. Quella notte la quiete dalla città svelava i suoni e i colori più intimi del mare, piccole carezze spumose disegnavano il tragitto luminoso dell'oceano, giunto al capolinea di un lungo viaggio. Fernando, da troppo tempo ormai trascorre la sua vita in silenzio, quasi come se ci fosse una parentesi a ostruire il passaggio tra lui e il mondo. -La notte dona ad ogni lacrima del poeta un senso, e accompagna il viandante alla ricerca del tragitto sotto il suo cielo immenso- sibilò Fernando vegliando l'orizzonte con la pazienza di un guardiano del faro.
Malinconico e solitario, trascorre le giornate spiando la vita dalla finestra di casa, annotando con estrema cura le sfumature più nascoste in un diario costantemente aggiornato, e poi smarrirsi nel cuore della notte in monologhi al chiarore del cielo stellato. -Prima della malinconia c'è stata la spensieratezza, le carezze di mia madre, gli insegnamenti di mio padre, e la complicità puerile con mio fratello, il giardino dei miei nonni e le prime cicatrici sulle ginocchia. L'intimità mentale del fanciullo tra la gioia e l'ingenuità ha spalancato le porte dell'infinito attraverso una finestra che dà sull'inizio delle stelle- così spezza il silenzio delle pagine vuote il poeta.
Le giornate annegano in un oceano di domande senza risposte, tutte maledettamente in ordine nella mente del poeta. - Se avessi avuto soltanto poche ore in più padre, ti avrei chiesto: come girano i colori ed i sapori della vita vera?- si domandò in un tiepido dialogo con l'infinito. Fernando non ha amici, ed è per questo che confida l'intimità dei suoi pensieri al pallido chiarore della notte e fra le pagine di un diario, al riparo dall'impertinenza della gente. La finestra di Fernando è una finestra particolare, le sue imposte hanno un'apertura simultanea tra l'interno e l'esterno. Proprio come la sua vita: vissuta esternamente in una malinconica solitudine e progettata internamente in un rifugio dalle impressioni negative che si celano appena fuori la finestra. Il poeta si dibatte in un groviglio di pensieri ed emozioni, alla febbrile ricerca di una grammatica dell'esistenza. Affidare ad ogni emozione un colore, e ad ogni stato d'animo un suono attraverso una sinfonia. Un tiepido dolore ristagna fra gola e anima, egli scrive con la precisione del poeta che non si stanca mai, dando vita ai versi con soffi di pietosa carità. Fernando sogna che la notte sia il ripudio della realtà, e sente con riprovevole nostalgia che quella condizione non le sarà accessibile. La notte avvolge tutto in un abbraccio di compassione e con morbida perfezione disegna il carezzevole soffio dell'amore che lambisce l'anima del poeta.
Malinconico e solitario, trascorre le giornate spiando la vita dalla finestra di casa, annotando con estrema cura le sfumature più nascoste in un diario costantemente aggiornato, e poi smarrirsi nel cuore della notte in monologhi al chiarore del cielo stellato. -Prima della malinconia c'è stata la spensieratezza, le carezze di mia madre, gli insegnamenti di mio padre, e la complicità puerile con mio fratello, il giardino dei miei nonni e le prime cicatrici sulle ginocchia. L'intimità mentale del fanciullo tra la gioia e l'ingenuità ha spalancato le porte dell'infinito attraverso una finestra che dà sull'inizio delle stelle- così spezza il silenzio delle pagine vuote il poeta.
Le giornate annegano in un oceano di domande senza risposte, tutte maledettamente in ordine nella mente del poeta. - Se avessi avuto soltanto poche ore in più padre, ti avrei chiesto: come girano i colori ed i sapori della vita vera?- si domandò in un tiepido dialogo con l'infinito. Fernando non ha amici, ed è per questo che confida l'intimità dei suoi pensieri al pallido chiarore della notte e fra le pagine di un diario, al riparo dall'impertinenza della gente. La finestra di Fernando è una finestra particolare, le sue imposte hanno un'apertura simultanea tra l'interno e l'esterno. Proprio come la sua vita: vissuta esternamente in una malinconica solitudine e progettata internamente in un rifugio dalle impressioni negative che si celano appena fuori la finestra. Il poeta si dibatte in un groviglio di pensieri ed emozioni, alla febbrile ricerca di una grammatica dell'esistenza. Affidare ad ogni emozione un colore, e ad ogni stato d'animo un suono attraverso una sinfonia. Un tiepido dolore ristagna fra gola e anima, egli scrive con la precisione del poeta che non si stanca mai, dando vita ai versi con soffi di pietosa carità. Fernando sogna che la notte sia il ripudio della realtà, e sente con riprovevole nostalgia che quella condizione non le sarà accessibile. La notte avvolge tutto in un abbraccio di compassione e con morbida perfezione disegna il carezzevole soffio dell'amore che lambisce l'anima del poeta.
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