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giovedì 26 dicembre 2013

Lettera a mio padre

Sei andato via in un freddo giorno di dicembre a pochi passi da un magnifico prato verde, lo stesso prato verde su cui ho mosso i primi passi e ho posato per le prime simpatiche istantanee che contraddistinguono Pisa nella sua "pendente" unicità. E' curioso pensare alla strano rapporto che mi lega a questa città, da qui è iniziato un percorso frastagliato su cui ho affrontato gli ostacoli più insidiosi della mia vita: la mia prima volta fuori casa, il primo esame universitario, le mie nevrosi, la laurea e la fine dei tuoi giorni. E' come se avessi aperto una parentesi e avessi riempito gli spazi con milioni di punti sospensivi, lunghi 6 anni. Nell'incessante moto centrifugo delle innumerevoli relazioni disperse in chissà quali deserti, non ho mai perso contatto con la gravità dei sentimenti che mi legano indissolubilmente a te papà. C'è stato un tempo in cui credevo che ogni domenica mattina sarebbe stato il giorno più bello della mia vita. La felicitá cucita su un paio di vecchie scarpe e un pallone di pezza, era come se l'idea del mondo fosse chiusa tra due poli estremi: quel piccolo piazzale e la strada verso casa. Non sai quanto vorrei che tu fossi ora lì, dal retro del cruscotto a osservarmi correre, urlare, sbucciarmi le ginocchia e crescere tra quelle che ora sono macerie conservate nel gelido silenzio della memoria. Perché è tutto così complicato? Perché siamo sempre in attesa di risposte che non arrivano? Eppure era semplice gioire per poco. Sei andato via in punta di piedi, e di tutto il dolore che porto dentro ho soltanto una consolazione: solo chi ha pianto molto può apprezzare la vita nelle sue bellezze, e imparare a sorridere. Piangere è facile, e ridere sinceramente che è estremamente difficile. Ho sempre creduto che il pensiero fosse atto di sofferenza e dunque l'intelligenza figlia dell'infelicità. Peccato che l'insegnamento più importante l'ho ricevuto dal tuo addio: il dolore è il cuore della vita, e senza di esso non avremmo niente di umano. Oggi le parole non dette, i gesti nascosti, e i lunghi silenzi hanno bussato alla porta di casa, non ho potuto fare a meno di accoglierli. Avrei voluto raccontarti la storia del mio vicino di casa; un simpatico signore anziano che ha deliberatamente scelto di costruire una casa in completa autonomia, sorreggendosi sulla forza di volontà e il sacrificio a dispetto di un'età non più verde. Giorno dopo giorno l'ho osservato mentre sovrapponeva mattone sopra mattone e non mi accorgevo che in una dimensione parallela era la mia vita che giorno dopo giorno perdeva qualcosa, e non sapevo bene cosa. E' stato come trovarsi sospesi in un punto indefinito, costretti ad osservare le dicotomie perfette della vita da un lato e dall'altro: il male e il bene, l'amore e l'odio, il più e il meno, e infine la vita e la morte. Vorrei essere il pedale del freno da cui la tua vita è dipesa, vorrei che tu fossi una canzone della radio, quella per cui alzerò il volume. Buon viaggio papà.

martedì 8 ottobre 2013

io e me

Mi dispiace veramente ad essere ancora qui a parlare di me. Oggi un soffio di vertigine ha sbilanciato l'equilibrio precario dei pensieri, come una pioggia di stelle dorate hanno illuminato, con fasci intensi di luce,  il fulgido disordine della stanza. Immagini scomposte del passato riflettono sul mosaico impressioni distorte di uno specchio rotto. E' come se avessi improvvisamente scompigliato l'ordine delle vene, dei nervi e degli organi, e con essi i pensieri scivolano via dal cuore ai visceri con illuminante fatalità. La paura è come il vento, si alza e si abbassa con la stessa imprevedibilità con cui il cuore puntualmente bussi alle porte dell'amore. Un tempo rivolgevo a me ciò che avevo di più profondo, e forse è questa la spiegazione del male che compare a causa dei miei vuoti d'anima. La terra è fradicia sotto i miei piedi, sarà sempre più difficile imparare a barare con me stesso. Infinità di destini bussano alle porte del cielo stellato mentre l'orsa maggiore disegna il tragitto che divide l'anima dal corpo. L'eco degli eventi spezza il gelido assenso silenzioso alle turbe del destino, cosa rimane delle gioie del passato? e il mio tappeto volante? Fragili note dissolte nel vento, ecco cosa sento quando i sospiri prevalgono sui silenzi. E' come se la parte peggiore dei miei sentimenti fosse sopravvissuta alla tempesta. La tempesta ha preso tutto; siamo rimasti soltanto io e l'alba. 

sabato 10 agosto 2013

Lettera ad un amico

Al mio amico, lo scrittore.

Qualcosa che non ho mai detto abbastanza, ti voglio bene. Neanche mio padre lo dice spesso, credevo di essere diverso , ho pensato di esserlo ma nel lungo pellegrinaggio del nostro cammino non si può che ritornare a ciò che conosciamo. Mi dispiace se per lungo tempo non ho ascoltato le tue paure. Ti ho sempre detto che non leggevo i tuoi racconti, ma mentivo. Li ho letti tutti, ma non ho mai saputo parlarne con te, non mi piacevano i sentimenti. L’idea che potessero maledettamente ricamare il mio vestito migliore mi ha sempre spaventato. Conosco benissimo la libertà d’immaginazione degli scrittori, ma ho sempre avuto la sensazione che tu non attingessi nulla da tale libertà. Nella più buia strada di campagna e dal sedile del passeggero ho abbassato il finestrino e ho iniziato a seguire la scia delle stelle come se tu mi stessi riportando a casa. Io ti ho chiesto qual è la differenza fra una stella cadente e te. Tu mi hai sorriso ma non hai risposto. Sarò il tuo orgoglio nei giorni più brutti, la tua felicità e il tuo migliore amante quando avrai bisogno di sapere qual è la direzione giusta per trovare riparo dalla tempesta. E’ così che la vita procede: i ragazzi diventano uomini, gli uomini diventano padri e ognuno di loro deve lavorare per ottenere il meglio da se stesso. Forse io non sono ancora pronto ed è per questo che con questa lettera cerco le stesse indicazioni che cercherebbe un pellegrino disperso tra il nulla e l’addio, so che i tuoi disegni fatti di parole spesso celano tragitti inesplorati fatti di speranza e allora mi aggrappo a ogni singola parola in attesa che le cose mi portino altrove. Tu cerchi me ed io cerco te, entrambi siamo rimasti sospesi sul filo delle nostre tensioni, nessuno di noi due ha mai teso la mano in soccorso dell’altro soltanto per paura di sprofondare nello stesso vuoto che ci ha sempre spaventato. Sarò il tuo specchio, rifletterò quello che sei e quando penserai che la notte oscurerà la tua mente io sarò pronto a illuminare la solitudine. Non so come le cose siano cambiate, un attimo prima eravamo impenetrabili, niente poteva toccarci e poi di colpo il nostro cuore ha iniziato esplodere fuori dal petto, esposto alla recrudescenza degli elementi. Amarti è stata l’esperienza più profonda e dolorosa della mia vita, come amico avevo promesso di proteggerti dai pericoli del mondo senza accorgermi che ero io quello che avrebbe finito di farti più male, un uomo nobile nel pensiero e debole nell’azione. Si sta facendo buio, troppo buio per vedere.

giovedì 23 maggio 2013

Note nostalgiche



Ritorniamo al 2003:l'inizio del viaggio. I ragazzi come me non sono padroni del tempo e non accettano gli inganni meschini del destino. Condannato sin dal principio ripetevo dentro il mio cuore cercando un appiglio di speranza:"Non ho paura del cammino, lascerò che il vento mi porti via", con la stessa dedizione di un marinaio alla ricerca della sua orsa maggiore ho tracciato le traiettorie che il vento suggeriva al mio viaggio. Istantanee fuggevoli e nostalgiche emergevano al chiaro di luna  lasciando trasparire infinità di destini da pescare e custodire. La calma serafica con cui i desideri andavano e venivano nel mio cuore riempiva di gioia il futuro e mi faceva pensare che anche se solo uno di quei desideri si fosse avverato, mi avrebbe comunque dato la forza di continuare il pellegrinaggio. C'è stato un tempo per amare ed uno per odiare, c'è stato un tempo in cui far asciugare le ferite dell'amore e trovare riposo sulle ceneri del dolore. Ho sempre cercato di fare le cose nel modo giusto, ho diviso le notti tra la solitudine e il respiro della persona che ami e che crede di amarti. Nei giorni di alta marea ho rischiato di annegare insieme alle colpe celate di un passato errato, ho pregato e chiesto al vento di spingermi al di là del mar dei rimorsi e la tempesta invece mi ha lasciato naufragare nel vortice dell'esistenza. Un'anima in balia del gelido soffio del mondo:"dov'è il mio tappeto volante?". Avverto il profumo degli anni andati e i colori distorti delle trasmissioni che fulgide fuggono via dalla marea minacciosa. Eccomi in fondo la mia ombra, mentre annego chiedo un attimo di silenzio alle domande a cui non ho mai risposto nelle notti di calma, e che ora mi accompagnano senza sosta reclamando l'attenzione che non le ho mai riservato. 

venerdì 5 aprile 2013

Parole proibite



Le ferite sulle tue mani sembrano non guarire mai, se penso alla loro delicatezza e il loro calore quando prendevi le mie di mani e mi accompagnavi al traguardo di piccole e fragili tappe dell'esistenza. Oggi ti osservo mentre cerchi di nascondere le paure e le incertezze che ti hanno sempre contraddistinto ma che hai silenziosamente nascosto per non smarrire le mie certezze: tu. Forse non sono ancora pronto per crescere, mi nascondo dietro pagine dense di verbosità a cui i pensieri spesso non trovano riflesso. Mi renderai solo quando te ne andrai, mi domanderò come sarà non avere motivazioni indotte dalla persona che crede più in te. Se mi trovi stanco, se mi trovi profondo se  il meglio dei mie anni è già venuto e io non ho saputo custodirlo non è colpa tua, ma dei sassi che ho nelle tasche e della polvere che ho sul cuore. Ogni volta che ho pianto perché avevo paura mi hai sussurrato di lavare il cuore nelle lacrime e costruire una chiesa sulla forza della mia fede. Avrei voluto fare lo stesso ma non ho mai trovato le parole per esprimere la mia sofferenza quando eri tu che piangevi, soffrivi, e aspettavi in silenzio sul balcone di ritrovare il tempo perduto. Non credo all'esistenza di Dio, ma se esistesse gli chiederei di indorare strada e di accompagnarti nella fede e nella speranza. Le rose del mio giardino crescono lunghe ed alte e si intrecciano con le nuvole bianche che corrono via lungo il tragitto disegnato dal grecale e la sua gelida scia. Con lo stesso vento spesso sogni e ambizioni sono fuggiti via e hanno lasciato il posto a un mucchio penoso di vecchi guai e campane dal richiamo oscuro. Di notte succede sempre di alzarmi all'improvviso e volgere lo sguardo al cielo e tenerti stretta nel fondo della mente mentre le luci ti inghiottiranno e il buio ti butterà per terra e la notte continuerà a spezzarti il cuore.Domani mi sveglierò e ritornerò come ogni giorno alle mie stupide abitudini e alle mie dolci ossessioni che tu come sempre, nonostante tutto, saprai spazzare via mentre io continuerò a cercare di tessere la trama di un libro fatto di soli punti. Milioni di punti d'arresto, gli stessi maledetti punti che irrimediabilmente incontro ogni qual volta  tento di trovare continuità in ciò che dico.In ciò che cerco.In ciò che scrivo.  

domenica 24 marzo 2013

Imparare dal dolore


I giorni più bui dell'anima sono sempre accompagnati dalla pioggia e dal freddo, sembra che il tempo si adegui agli stati d'animo. Oggi è uno di quei giorni, piove e io continuo a chiedermi perché alcuni avvenimenti abbiano lo stesso silenzio di una lama fredda che lacera all'improvviso la pelle e arriva dritta al cuore. Qualcosa mi ha disturbato, non so bene cosa ma qualcosa mi ha disturbato. Avete mai provato la sensazione di essere in caduta libera con un ascensore che non si schianterà mai? Attimi di terrore riecheggiano nell'eternità in attesa dell'attimo finale che non avverrà mai.  Le foto della scuola non mi somigliano più,  ma i miei difetti sono rimasti intatti, puntuale come la morte non smetterò di  setacciare il fondale dell'anima con la stessa speranza di chi spera di ritrovare la giovinezza tra i fondali dell'oceano. Nessuno riuscirà a scorgere i nostri conflitti, ed è per questo che le notizie inattese ci abbattono con la violenza di un tir in corsa. Ma ciò non vale per me, ed è per questo che ora tra il cielo e questo pezzo di terra io mi domando: per quanto dovrò farmi carico di guerre che non mi appartengono? riesco a sentire il battito di ognuno dei vostri cuori, avverto il respiro nascosto nella neve e nel vento e la vostra ineffabile malinconia che lentamente vi porta via. Domani mi sveglierò e vi ricorderò con il sorriso che vi ha sempre contraddistinto prima che la vita vi spingesse ad allontanarvi dai vostri nidi. Forse è normale chiedersi se è vero che non crediamo, forse è normale annegare tra ciò che è stato e ciò che non è stato. Un vento perverso soffia forte e veloce sui sentieri  più bui della mente, ogni attimo potrebbe essere quello buono per lasciarsi irradiare dalla bontà di Dio. Riempirò d'oro l'orizzonte del mattino affinché troviate le risposte nel vostro cammino, e io sarò qui ad aspettare che le onde restituiscano le parole che ho perso. Nessuna gioia nasce senza dolore, la verità e la bellezza delle cose non fanno rumore, bisogna soltanto imparare a cadere e non lasciarsi andare.

venerdì 15 marzo 2013

Pochi istanti di disordine


Prima della malinconia c'è stata la casa in cui sono cresciuto, la premura di una madre, il primo bacio tra le scale di un ufficio postale, la brezza del mare nell'aurora di maggio, la prima sigaretta e il fumo sbriciolato con una lama per non condurre l'odore altrove. La noia felice di giornate trascorse in un parco a desiderare ciò che ora non voglio essere. Prima della malinconia una sola parola ha definito la mia vita: fiducia. Brividi di intimità mentale accompagnavano il diaframma in ampi respiri di spensieratezza, la stessa spensieratezza che il pomeriggio di maggio mi dava l'energia per correre via di casa e raggiungere con decisione gli argini di un fiume che non ho mai visto, sedermi alle radici di piante selvatiche e aspirare boccate di distensione tra me e la vita. Da bambino mi piaceva guardare il cielo sopra di me, lo stesso cielo che anni dopo ho guardato dalle spalline di un fiume in piena. Poi, durante la malinconia la solitudine è diventata il teatro dei risentimenti, il risentimento di chi è passato dal desiderare il futuro all'accettare con riserva il presente che è appena andato via. Oggi la spensieratezza si è persa tra le vie della città dove vivo, è come se camminassimo l'uno sulla strada parallela dell'altra in un labirinto di pensieri. Chiedo scusa per il disordine, chiedo scusa a chiunque mi metta nella condizione di riflettere sul mio estremo pessimismo nei confronti della vita, ma forse dovrei chiedere scusa a me stesso. Magari trovando anche il coraggio di guardarmi allo specchio e accettare la maturità come un atto d'orgoglio e non una condanna. Le risposte della semplicità si annidano tra le strade, sul volto dei passanti, sui contorni sporchi e sbiaditi di un uomo seduto sul ciglio della strada che non è mai stanco di salutare i viandanti. Vetro sul pavimento, sotto le mie scarpe consunte.Forse dovrei imparare dalle risposte che il vento soffia lungo la strada gonfia di polvere, ma non posso seguire il mio cuore se non riesco a sentire cosa c'è dentro.  

giovedì 21 febbraio 2013

Abitudine

"Roma sta bruciando"- disse lui, versandosi l'ultimo drink addosso. "Ci risiamo"pensò lei.
Il declino di valori come l'amicizia, l'amore e la sincerità comporta anche questo: noiose prediche autoindulgenti impregnate di tabacco e alcool su quanto sia bello il passato, su come sia tremendamente sbagliato il nostro essere- qui-ora-in questo istante- rispetto alle sfumature colorate con cui dipingevamo il  futuro quando ancora non sapevamo cosa fosse il presente. -"Da piccolo costringevo mia madre a comprarmi qualcosa d'avanti l'edicola da cui passavamo ogni giorno al ritorno dall'asilo"disse lui sospirando tra la disperazione di chi commette sempre gli stessi errori e i vaneggiamenti indotti da pessime abitudini alcoliche. Lei impassibile, fissava il vuoto e lasciava che le confessioni di un uomo in preda alla solitudine riecheggiassero nel vuoto, nello stesso vuoto che ora inghiotte entrambi. "Un giorno o l'altro, tornerò padrone dei miei desideri e forse saprò perché ora non sono felice" disse nuovamente lui, ma l'indifferenza di lei e la stupida musica assordante del locale continuavano a disperdere nell'aria malata pensieri troppo profondi per essere captati in uno scenario così superficiale quanto malinconico. Lui era stufo di lei, stufo di sentirsi assecondato, stufo di essere insultato e stufo di scoparci. Ma la paura di restar da solo lo costringeva ad essere schiavo di abitudini  nauseanti. Lei non l'aveva mai amato, provava un disgustoso senso di pietà per un uomo che aveva fallito qualsiasi aspettativa che la vita le aveva riservato. Eppure anche in lei era ravvisabile l'insostenibile senso di vuoto sotto i piedi se provava a immaginare un futuro senza compagnia. 
Il disperato bisogno di vivere, di provare qualcosa ci fa commettere sbagli troppo grandi, ed eccoci qui a mischiarci l'uno con l'altro affrettando la fine dei nostri giorni. Fiumi di pentimenti, scorrono lungo l'orizzonte della vita a illuminarci con l'alba e spegnerci inesorabilmente con il tramonto. Nuvole bianche sottili cariche di candore schiaffeggiano l'aria malata, le vertigini opprimono l'equilibrio e l'indignazione prende forza.