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sabato 10 agosto 2013

Lettera ad un amico

Al mio amico, lo scrittore.

Qualcosa che non ho mai detto abbastanza, ti voglio bene. Neanche mio padre lo dice spesso, credevo di essere diverso , ho pensato di esserlo ma nel lungo pellegrinaggio del nostro cammino non si può che ritornare a ciò che conosciamo. Mi dispiace se per lungo tempo non ho ascoltato le tue paure. Ti ho sempre detto che non leggevo i tuoi racconti, ma mentivo. Li ho letti tutti, ma non ho mai saputo parlarne con te, non mi piacevano i sentimenti. L’idea che potessero maledettamente ricamare il mio vestito migliore mi ha sempre spaventato. Conosco benissimo la libertà d’immaginazione degli scrittori, ma ho sempre avuto la sensazione che tu non attingessi nulla da tale libertà. Nella più buia strada di campagna e dal sedile del passeggero ho abbassato il finestrino e ho iniziato a seguire la scia delle stelle come se tu mi stessi riportando a casa. Io ti ho chiesto qual è la differenza fra una stella cadente e te. Tu mi hai sorriso ma non hai risposto. Sarò il tuo orgoglio nei giorni più brutti, la tua felicità e il tuo migliore amante quando avrai bisogno di sapere qual è la direzione giusta per trovare riparo dalla tempesta. E’ così che la vita procede: i ragazzi diventano uomini, gli uomini diventano padri e ognuno di loro deve lavorare per ottenere il meglio da se stesso. Forse io non sono ancora pronto ed è per questo che con questa lettera cerco le stesse indicazioni che cercherebbe un pellegrino disperso tra il nulla e l’addio, so che i tuoi disegni fatti di parole spesso celano tragitti inesplorati fatti di speranza e allora mi aggrappo a ogni singola parola in attesa che le cose mi portino altrove. Tu cerchi me ed io cerco te, entrambi siamo rimasti sospesi sul filo delle nostre tensioni, nessuno di noi due ha mai teso la mano in soccorso dell’altro soltanto per paura di sprofondare nello stesso vuoto che ci ha sempre spaventato. Sarò il tuo specchio, rifletterò quello che sei e quando penserai che la notte oscurerà la tua mente io sarò pronto a illuminare la solitudine. Non so come le cose siano cambiate, un attimo prima eravamo impenetrabili, niente poteva toccarci e poi di colpo il nostro cuore ha iniziato esplodere fuori dal petto, esposto alla recrudescenza degli elementi. Amarti è stata l’esperienza più profonda e dolorosa della mia vita, come amico avevo promesso di proteggerti dai pericoli del mondo senza accorgermi che ero io quello che avrebbe finito di farti più male, un uomo nobile nel pensiero e debole nell’azione. Si sta facendo buio, troppo buio per vedere.

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