Ritorniamo al 2003:l'inizio del viaggio. I ragazzi come me non sono padroni del tempo e non accettano gli inganni meschini del destino. Condannato sin dal principio ripetevo dentro il mio cuore cercando un appiglio di speranza:"Non ho paura del cammino, lascerò che il vento mi porti via", con la stessa dedizione di un marinaio alla ricerca della sua orsa maggiore ho tracciato le traiettorie che il vento suggeriva al mio viaggio. Istantanee fuggevoli e nostalgiche emergevano al chiaro di luna lasciando trasparire infinità di destini da pescare e custodire. La calma serafica con cui i desideri andavano e venivano nel mio cuore riempiva di gioia il futuro e mi faceva pensare che anche se solo uno di quei desideri si fosse avverato, mi avrebbe comunque dato la forza di continuare il pellegrinaggio. C'è stato un tempo per amare ed uno per odiare, c'è stato un tempo in cui far asciugare le ferite dell'amore e trovare riposo sulle ceneri del dolore. Ho sempre cercato di fare le cose nel modo giusto, ho diviso le notti tra la solitudine e il respiro della persona che ami e che crede di amarti. Nei giorni di alta marea ho rischiato di annegare insieme alle colpe celate di un passato errato, ho pregato e chiesto al vento di spingermi al di là del mar dei rimorsi e la tempesta invece mi ha lasciato naufragare nel vortice dell'esistenza. Un'anima in balia del gelido soffio del mondo:"dov'è il mio tappeto volante?". Avverto il profumo degli anni andati e i colori distorti delle trasmissioni che fulgide fuggono via dalla marea minacciosa. Eccomi in fondo la mia ombra, mentre annego chiedo un attimo di silenzio alle domande a cui non ho mai risposto nelle notti di calma, e che ora mi accompagnano senza sosta reclamando l'attenzione che non le ho mai riservato.

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