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lunedì 5 settembre 2011

Lezione di poesia (il dolore del poeta)

In un sogno ho imparato ad amare, mi hai detto che non saremmo mai sopravvissuti. Sembravi sempre così sicura, che un giorno ci saremmo incontrati sulla stessa spiaggia. La tua parte di mare contro la mia, ti vidi dalla parte opposta ma non appena le prime onde iniziarono a infrangersi lungo la riva ci eravamo già dimenticati.  Dove abbiamo smarrito i nostri ricordi? È come se parlassimo in lingue diverse, ora non riesco a capire una parola. Qualche volta fatico a credere che le mie parole erano dentro i tuoi pensieri, forse si sono smarrite lungo la strada che ci conduceva da casa sino al mare. Tutti i bambini hanno sempre saputo che l’amore è un cuore distorto su un foglio sporco di inchiostro, ma si commuovono comunque d’avanti a lui perché è tutto ciò che gli hanno insegnato della vita. Ora tu bussi alla mia porta dicendo “per favore vieni con noi a guardare le stelle stasera”, un tempo non avrei voluto sentire altro, ma preferisco stare da solo e aspettare il mio turno. Dicono che siamo i protagonisti di un libro senza fine ma io credo che sia un libro senza inizio, forse quando sarai più grande capirai perché non ti senti felice, perché non riesci a dormire stanotte. Ho gridato il nome di Dio in una stanza vuota, qualcosa che non avrei mai fatto, probabilmente avevo bisogno di certezze in un giorno povero di speranza. Se potessi riavere tutto il tempo che ho sprecato, lo sprecherei di nuovo ma è così facile sperare di cambiare ciò che è già stato deciso dal passato, c’è una paura che trattengo nel profondo ed è quella di perdermi in un oceano senza acqua. Non voglio scegliere fra bianco e nero, non voglio che gli incubi bussino di notte mentre ascolto i battiti del cuore che dorme accanto al mio, non voglio più vivere nella casa di mia madre. Il fiume sta per inondare le vie della città, non voglio vederlo dal davanzale. Quando non c’è altro posto per fuggire, c’è spazio per un sogno fuori dal mondo? Tu hai le tue ragioni e io ho le mie, ma tutte le tue ragioni che hai dato erano delle bugie per guadagnare del tempo, le lacrime di mio padre sono ancora nel vaso che ha lasciato sul tavolo. Avrei voluto portarti con me, insegnarti le strade per tornare a casa ma non mi hai mai dato ascolto. Nei miei sogni stiamo ancora camminando, vorrei tenerti lì e proteggerti dalle incertezze che ti uccidono, quando ti nascondi sotto terra la pioggia non può bagnarti. Ora capisci perché vorrei un figlio che mi ricordi te? Voglio tenergli la mano e mostrargli la delicatezza dei fiori, prima che la vita bruci il prato su cui eravamo stesi. Fiore dai petali fragili, lo so che ti vorresti addormentare ma gli spettri del passato non ti lasciano andare.  Perdonami se non sono ancora dove sei tu, ti cercherò e ti porterò a raccogliere le stelle che abbiamo nascosto ieri nei deserti dell’anima. Ammira il dolore del poeta, egli è un fingitore e finge così tanto che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente.