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martedì 7 giugno 2011

Il silenzio delle stelle

Ricordate quell’uomo che annegò in un fiume? Era così malinconico mentre aspettava lì, dopo un viaggio senza meta, sulla riva del fiume in attesa che la corrente decidesse di trascinarlo via insieme alle stelline d’oro che scorgeva fra i pallidi riflessi notturni che il lungo serpente d’acqua dipingeva. Egli era lì perché credeva che la stella che l’aveva sempre accompagnato lungo le fredde notti del suo viaggio senza fine, fosse precipitata all’improvviso fra le gelide acque di quel fiume silenzioso. Aveva smarrito la certezza dei suoi passi, gli stessi passi che l’avevano condotto a esplorare paesaggi e deserti in cui rivedeva sempre i luoghi dell’anima. Desiderava soltanto ritrovare il chiarore della scia che deliziosamente soffiava la sua stella per indorare la via. Si narra che trascorse interminabili notti sporto sull’argine del fiume con un braccio immerso nell’acqua, non curante delle ustioni da freddo che ricoprivano il braccio, in attesa di riafferrare ciò che sentiva di aver smarrito. Spesso, spezzava il silenzio della notte con grida e pianti che annichilivano chiunque avvertisse l’ineluttabile disperazione di chi ha perso una parte di sé. A volte un uomo deve svegliarsi per scoprire di non avere accanto nessuno. Forse era proprio questo il suo pentimento maggiore: l’incapacità di aver trovato il coraggio di rivelarle il proprio amore con parole che avrebbero acceso il cuore della sua stella e rischiarato il cielo della notte. Ore, giorni e mesi trascorrevano inesorabilmente e lei non ritornava, lo stato d’angoscia cui era condannato il povero uomo aumentava proporzionalmente l’intensità della corrente fluviale che rendeva sempre meno chiara la trasparenza delle sue acque. Un dì, l’uomo, stanco per l’estenuante attesa che lo aveva tenuto lontano dal sonno, si addormentò in un piccolo anfratto d’argilla poco distante dall’argine cui soleva osservare la corrente fluviale. Per quanto fosse stremata dalla stanchezza, la sua anima continuava a piangere l’assenza della sua stellina e allora per non dimenticare mai il perché si trovasse là, cullava l’uomo in dolci e malinconici sogni che laceravano per brevi istanti la nera tela della realtà. Ma il suo cuore invece non si era mai addormentato e continuava a domandare al cielo: ”Chissà dove sei stella, anche stanotte sei nella sua mente e forse non lo sai..”. E mentre l’uomo dormiva anestetizzato dal dolore che non l’aveva mai abbandonato, un improvviso squarcio luminoso spezzò in due lati il cielo all’orizzonte. Una pioggia di stelle irradiò il firmamento e gli oceani con cui le stesse stelline si specchiavano lungo le notti d’estate. Anche un gabbiano che passava per quella via s’indorò un attimo con la sua scia. Il fiume nel frattempo era cresciuto ed era pronto a esondare da un momento all’altro, l’acqua che man mano fuoriusciva dagli argini, illuminata dal chiasso di quella galassia magica sembrava fosse stata fusa nell’oro che la irradiava. L’uomo ancora addormentato fu rapito e inghiottito dalle acque nel pieno dei suoi sogni anestetici. La corrente lo trascinò lungo il percorso del fiume, spazzandolo ripetutamente da un argine all’altro, inerme come un tronco d’albero strappato dalle proprie radici e scaraventato nel pieno di una tempesta emozionale scivolava via verso la foce della vita.  Giù, sempre più giù in caduta libera l’uomo naufragava addormentato. Il suo sguardo era sereno e disteso quasi come se i sogni fossero diventati realtà e gli avessero dato le risposte che la ragione non aveva mai trovato.  Il fiume volgeva in direzione del mattino, sembrava vedere un lungo serpente dorato infilarsi fra i primi raggi di luce emanati dal sole che sorgeva dalla fulgida linea dell’orizzonte. Il sogno e la realtà divennero una cosa sola: si guardarono e si ascoltarono, vibranti sospiri spezzavano il silenzio dei sorrisi uccisi. Lui la prese fra i suoi palmi, lei si pose dolcemente e il suo chiarore riscaldò il soffio delle emozioni proveniente dal cuore. “Sono stato così a lungo a cercarti fra le acque di questo fiume, di notte sognavo numerose immagini di te..sono arrivato a credere che fossero quasi reali”disse lui, lei rispose: ”Non sono immaginaria, non ti ho mai abbandonato sono rimasta sempre su di te, a illuminare la via dei tuoi desideri”.  Anche gli angeli si commossero quando osservarono la profondità del sogno, dio solo sa quanto quell’uomo desiderasse smarrirsi al di là dell’orizzonte, fuori dal tempo. Ma, il soffio amaro della vita si scagliò fra le acque della realtà, un turbine lacerò il pallido velo onirico che, la mente dell’uomo aveva tessuto per proteggere il cuore dalle paure della vita, e la fece volare via. Come il peggiore dei risvegli dagli incubi che spezzano le notti, l’uomo riemerse con affanno dalle acque. Il cuore batteva incessantemente, il respiro era troppo corto anche solo per sporgere il braccio in attesa del primo appiglio su cui poter sperare di aggrapparsi. Ben presto la rassegnazione colse l’uomo che smise di dimenarsi fra le gelide acque fluviali, con religiosa lubricità si lasciò trascinare definitivamente verso la foce della vita.. e nel breve tratto che lo separava dalle fine di tutte le cose sussurrava:” Ho visto una stella cadente scivolare via. Domani sarà un altro giorno, credo sia troppo tardi per dirti le cose che avevi bisogno sentirmi dire. Ho visto una stella cadente scivolare via”.


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