Ho avuto dei sogni, ma mi è stata negata la ragione di sognarli. Credo ci sia tra me e la realtà una nebbia fitta che mi impedisce di scorgere la fragilità della vita: grandi dubbi navigano nell’oceano del mio essere. E se la neve seppellirà i fiori del mio male, ti prego aspetta il primo giorno di sole per poterli riprendere, e se il cuore piange allora scava un tunnel dal tuo cuore al mio, sì un tunnel dalla tua porta alla mia, così che la luce rischiari il buio degli anni passati. Ho inciso il tuo nome sulle pareti della stanza, l’amore è fatto per essere aspettato e io ho finalmente trovato una fine a questa attesa infinita: credo porti il tuo nome. Ora che condividiamo la notte il vento non soffierà più via le nostre speranze, possiamo raggiungere il mare e aspettare che il sole allontani le ombre che ci circondano. Conosci una parola che mostri ciò che le parole possono fare? Non ho mai scritto una lettera, non ho mai preso nota dei sentimenti, li ho lasciati smarrire fra le incertezze dei bisogni e gli sprechi del mio tempo. Un giorno di maggio, dopo aver chiuso la porta del passato alle mie spalle mi incamminai per i deserti dell’anima, un vento tempestoso soffiava con rancore i residui dei miei errori, piccoli granelli di malinconia graffiavano vistosamente la pelle nuda. Dal nulla, come un miraggio mi apparve una piccola casa costruita sulle speranze. Piccole e fragili speranze con l’obbligo di proteggere i sogni dalle tempeste abituali dell’animo. Una dolce voce melodica soffiata con estrema e paradossale delicatezza dal vento rabbioso del posto mi disse: ”Perché non entri? Il tuo cuore sembra fradicio di lacrime”. Sapevo che se la paura mi avesse sorpreso accettare l’invito, non mi avrebbe mai e poi mai permesso di rifugiarmi fra le mura di uno sconosciuto. Colto dall’incertezza dei miei desideri, iniziai a cercare di scorgere le sembianze di chi mi aveva invitato a gettarmi nell’ombra. Quante volte siamo stati spettatori impotenti di sogni infranti e di speranze svanite all’improvviso fra il nulla e l’addio? Se mi avessero restituito le chiavi del mio cuore, non avrei faticato così tanto a cercarla dentro me stesso una risposta. Nell’attimo in cui la sfiducia sembrava potesse nuovamente spingermi via lontano da casa, sei arrivata tu. Come quiete dopo tempesta, come luce che ridona speranza, ti ho trovata in una notte di fuoco e rumore davanti il giardino della piccola casetta. Mi hai preso per mano e mi hai detto: ”Vorrei essere il verbo”Credere”e non deluderti mai”. Sopraffatto dal desiderio di un’opportunità d’amore ho risposto alla mia anima: ”Cos’è che non farei? Nel fuoco e nelle fiamme costruirò un nuovo mondo intorno a lei”. Ora prego fra la gola e il cuore che sia l’ultima tappa del mio lungo pellegrinaggio. La spiaggia è deserta, l’ultimo frammento dei nostri brutti ricordi è stato spazzato via dalla marea. Lasciate le stelle accese stanotte; ci serviranno per illuminare il sentiero del ritorno alla vita. C’è qualcosa di sbagliato nel cuore degli uomini, afferrami stretto e portami via attraverso il tunnel che hai costruito tra le pareti del mio cuore e le finestre della tua nuova abitazione. Non ho paura della strada, bisogna apprezzare il lato oscuro delle nostre emozioni e tutto andrà bene.

La tua scrittura è ricca di immagini suggestive, e per questo molto evocativa. Il filo logico, però, molto spesso è difficilmente rintracciabile, e questo credo sia il tuo modo di scrivere. I periodi sembrano macchie ravvicinate legate tra loro solo da qualche sfumatura. Un consiglio potrebbe essere quello di incimentarti anche in una scrittura più autentica, che lasci trasparire maggiormente le emozioni anche attraverso la logicità; uno scrittore deve essere prima di tutto profondamente onesto con i propri sentimenti.
RispondiEliminaSaluti.
S.