mercoledì 6 giugno 2012
Chi giudica i giudicanti?
C'è una domanda a cui non riesco dare risposta: a chi tocca giudicare chi giudica? Spesso ho incontrato sulla mia strada situazioni in cui non sono riuscito a capire se fossi il giudicante oppure il giudicato. La vita ci insegna a non giudicare, eppure gran parte della nostra giornata è sotto giudizio: il nostro rendimento a scuola, l'operato dei lavoratori, l'esibizione di un artista. Certo, l'espressione del giudizio non è una sola, numerose sono le direzioni della tangenziale che percorre il giudicato nel farsi giudicare in relazione a ciò che ha commesso o ha concesso. E l'errore forse risiede nella molteplicità di espressioni del giudizio. Credo che l'utilizzo spregiudicato di quest'ultimo abbia concesso spazio ad abusi di potere attuati da chi appunto non corre il minimo rischio di essere giudicato. L'esempio più eclatante è la politica. Il parlamento italiano è quotidianamente coinvolto da scandali gravi che riflettono i loro esiti negativi sulla popolazione piuttosto che sui colpevoli (i politici). Eppure nonostante ciò i parlamentari hanno il potere di giudicare se determinate leggi vadano bene oppure no per lo stato. A questo punto le soluzioni sono due: o ci si affida al giudizio trascendentale; o creare un organo competente che giudichi i parlamentari. Ma il problema non cesserebbe di esistere! si creerebbe nuovamente una situazione simile, ossia gli italiani soffrirebbero per le malefatte del parlamento e il parlamento soffrirebbe l'abuso del giudizio dell'organo superiore, si creerebbe dunque una spirale da cui non poterne uscire. Inoltre a peggiorare la situazione è l'annichilimento spregiudicato con cui vengono eliminati i più indifesi oppositori alle ingiustizie dettate dall'abuso di potere. Quante volte abbiamo cercato di recriminare i nostri diritti e siamo stati addirittura insultati? non mi riferisco alla politica ma alla quotidianità del nostro piccolo mondo. Il dilemma è piuttosto arduo quanto antico, il problema esiste dai tempi di Platone e naturalmente nessuno ha trovato risposta. La difficoltà a trovare una risposta è dettata da una sola condizione, ossia quella di trovarci nel ruolo di vittime e contestualmente in quello di carnefici. Ho utilizzato i fatti della politica italiana soltanto per fornire chiarezza, ma voglio specificare che ogni giorno ci troviamo nella condizione di abusare di una piccola dose di potere nei confronti di chi giudichiamo. Il giudice sull'indagato, il professore sullo studente, il poliziotto sull'innocente e così via..Dunque, bisognerebbe smembrare l'organo del potere ma sono sicuro che qualsiasi riformulazione dell'attività del potere creerebbe situazioni simili a quella attuale. Chi mi può aiutare a trovare una risposta?
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