Ho bussato alle porte dei sogni, ho cercato la rotta del ritorno a casa, ma non ho avuto ancora risposte dal vento. Piaghe aperte non curate bruciano vive, le ferite dell’anima incidono il loro rancore sulla mia pelle, lo fanno con l’estro e l’eleganza del pittore che dà forma e colore al soffio delle emozioni. Niente stanotte sembra favorevole, il cuore pulsa con ostilità e le nubi nere assediano la città. Esiste una stanchezza dell’anima, è la più terribile delle stanchezze: non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come il panico dei pensieri. E’ un peso della consapevolezza del vuoto del mondo, un’impossibilità di respirare con la leggerezza del cuore. Nei miei sogni ero quasi riuscito a imprimere con leggerezza le iniziali della felicità sulle pareti del cuore, la notte gridavo il suo nome in una stanza vuota e giocavo con i raggi di luna che delicatamente sfioravano le lenzuola. Non siamo noi i padroni del nostro destino, il vento ci porta dove vuole andare e la vita segue il suo eterno pellegrinare. Ora un soffio di spirito poggia fra gola e anima, riesco ad assaporare la paura, sento il suo passo pesante che affonda nella neve. Con i piedi per aria e la testa sul vuoto, la mente all’improvviso sprofonda giù nel baratro dell’abitudine. Le emozioni si spengono, i risentimenti crescono, prenderanno strade diverse sotto un cielo straziato dall’amore. Conversazioni senza fine rompono l’agghiacciante silenzio delle notti insonni, la confusione nutre il ventre dell’illusione. Ora aspetto che la vita mi conduca alla bellezza delle cose con un violino ardente, la mia storia è un libro a metà di fogli sbiaditi che trasudano sdegnose verità, racconto le delusioni di un tempo che non c’è più. Le nuvole filtrano la luce del sole che riesce a illuminare soltanto parte della strada, i pochi raggi che riescono a farsi spazio dai grossi cumuli di nuvole lambiscono sofficemente i petali dei fiori, ormai appassiti sul bordo della strada. Il vento sbuffa con raffiche di malinconia che riempiono gli enormi spazi vuoti di questo percorso senza fine. Come cambiano velocemente i giorni passati, li osservo dall’alto del monte su cui ora mi pento di tutte le scelte che non ho fatto, di tutto il tempo che ho sprecato. Posso perdonare quello che non posso dimenticare, e vivere dentro una bugia? Mi era stata promessa la verità, e in cambio ho ricevuto un deserto di promesse infrante. Ho pagato il prezzo per essermi spinto così lontano, con il cuore, con gli occhi e con la mente al di là di un confine che nessun dio ha disegnato. Avvolto nel silenzio della riflessione, avverto i battiti del cuore, si aggrappano forte sulle pendici di un sogno splendente che con fasci di luce penetrano nell’oscurità della mente. Mi ricorderanno quando il vento d’ovest soffierà fra i luoghi dell’anima. Strade infinite si estendono nel percorso che accompagna la vita dall’alba al tramonto, ma una sola strada rimarrà inviolata: quella che conduce l’uomo alla ricerca della felicità.

Nessun commento:
Posta un commento